Il colesterolo LDL, comunemente noto come colesterolo “cattivo”, è uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Quando i suoi livelli nel sangue sono elevati, l’LDL tende a depositarsi sulle pareti delle arterie, favorendo la formazione della placca arteriosa. Con il tempo, questa placca può restringere o addirittura ostruire i vasi sanguigni, aumentando significativamente il rischio di eventi cardiovascolari gravi come infarto e ictus.
Secondo i dati del Global Burden of Disease 2023, i livelli elevati di LDL sono stati responsabili di 3,6 milioni di decessi, pari al 6% di tutte le morti nel mondo, e di 90,7 milioni di anni di vita sana persi a causa di morte prematura o disabilità. Questo rende il colesterolo LDL uno dei principali bersagli della prevenzione cardiovascolare, sia attraverso interventi sullo stile di vita sia mediante terapie farmacologiche mirate.
Per fare il punto della situazione, il 13 Ottobre 2026, presso il Festival di Salute 2026 a Padova, si è tenuto il talk "Colesterolo, il killer silenzioso. Quando, come e perché curarlo", coordinato da Claudio Bilato, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare Ulss 8 Berica.
Bilato ha sottolineato come il colesterolo Ldl alto sia il fattore causale dell’infarto, sfatando il mito che sia solo un “fattore di rischio”. Tuttavia, ha evidenziato che non tutti devono raggiungere lo stesso obiettivo terapeutico: il target va personalizzato in base al rischio individuale complessivo. La personalizzazione del trattamento si basa sulla valutazione di diversi fattori di rischio cardiovascolare, tra cui familiarità, danni renali, presenza di ipertensione, fumo, prediabete e eventi pregressi. In particolare, nelle persone a rischio più alto, con diversi fattori di rischio o eventi pregressi, il target per il colesterolo Ldl può essere anche sotto i 70 mg/dl, sotto i 55 mg/dl, o addirittura sotto i 40 mg/dl a seconda delle linee guida e del profilo di rischio del paziente.
Nel talk si è discusso anche dell'importanza dell'alimentazione mediterranea, che rimane uno dei capisaldi della prevenzione cardiovascolare, e del ruolo delle terapie innovative. Oltre alle statine, che rappresentano la prima linea di trattamento, sono stati menzionati i farmaci di nuova generazione come gli anticorpi anti-PCSK9 e l’acido bempedoico, che offrono alternative efficaci per ridurre il colesterolo Ldl nei pazienti che non tollerano le statine o che necessitano di una riduzione maggiore.
Tra le alternative alle statine per il controllo del colesterolo LDL, l'acido bempedoico rappresenta una delle opzioni più recenti. Questo farmaco, disponibile in commercio con i nomi di Nilemdo e Nustendi, è indicato per adulti con ipercolesterolemia primaria o dislipidemia mista e offre un'opzione per i pazienti che non tollerano le statine. Gli studi clinici hanno dimostrato una riduzione del colesterolo LDL compresa tra il 15 e il 24%, con evidenze che suggeriscono anche una riduzione degli eventi cardiovascolari. Tuttavia, il suo utilizzo deve essere valutato attentamente in base alle caratteristiche del paziente e all'obiettivo terapeutico. Gli anticorpi anti-PCSK9, come evolocumab e alirocumab, rappresentano invece una classe di farmaci che ha rivoluzionato il trattamento dell'ipercolesterolemia, soprattutto nelle forme familiari, nei pazienti con rischio cardiovascolare molto elevato e in quelli che non raggiungono gli obiettivi con le terapie tradizionali. Questi farmaci, somministrati tramite iniezioni sottocutanee, possono ridurre il colesterolo LDL fino al 60%, offrendo un'opzione potente e complementare alle statine e alle altre terapie ipolipemizzanti.
Un'ulteriore evoluzione nel trattamento dell'ipercolesterolemia è rappresentata dall'approvazione da parte della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, il 16 luglio 2026, di Enlicitide (Lipfendra). Si tratta della prima inibizione di PCSK9 disponibile per via orale, indicata come terapia aggiuntiva alla dieta e ad altre terapie ipolipemizzanti per la riduzione del colesterolo LDL in adulti con ipercolesterolemia. Il farmaco agisce legandosi a PCSK9 e impedendogli di interagire con il recettore LDL, un meccanismo simile a quello degli anticorpi anti-PCSK9, ma con la comodità di una somministrazione orale. La sua approvazione segna un importante passo avanti, soprattutto per i pazienti che necessitano di una terapia cronica del colesterolo LDL ma non tollerano o non possono accedere alle terapie iniettabili.
In sintesi, il monitoraggio del colesterolo LDL rimane un elemento cruciale nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, con un ventaglio crescente di opzioni terapeutiche che consentono di personalizzare il trattamento in base al profilo di rischio del paziente.

