La prevenzione delle infezioni rappresenta una competenza essenziale nella pratica infermieristica. La formazione dedicata a questo ambito è stata oggetto di numerosi programmi e iniziative, ma resta fondamentale comprendere se e in che misura tali interventi si traducano in cambiamenti concreti nella pratica clinica.

Uno studio osservazionale trasversale pubblicato su Hygeia, condotto tra marzo e agosto 2025, ha coinvolto 438 infermieri europei: 317 dall’Italia, 87 dalla Spagna, 27 dalla Turchia e 7 dalla Svezia. L’età mediana dei partecipanti era di 42 anni. Il campione era composto prevalentemente da donne (368), infermieri con oltre sei anni di esperienza lavorativa (321) e professionisti operanti in ospedale (342), seguiti da strutture di lungodegenza (44), assistenza territoriale (37) e altri contesti (15).

I partecipanti sono stati reclutati attraverso le organizzazioni coinvolte nello studio, con modalità di diffusione variabili tra i Paesi. Il campione è autoselezionato e non rappresentativo della popolazione infermieristica europea.

L’indagine si è basata su un questionario online anonimo, tradotto e adattato nelle lingue dei Paesi partecipanti. Lo strumento, testato preliminarmente su 25 infermieri, ha mostrato un’elevata consistenza interna (alfa di Cronbach 0,95). Le conoscenze sono state valutate attraverso un’autovalutazione su scala a cinque livelli, da “molto buone” a “molto scarse”, senza ricorrere a test oggettivi o osservazioni delle procedure.

Dai risultati emerge che la maggioranza dei rispondenti ha giudicato buone o molto buone le proprie conoscenze in diversi ambiti, tra cui igiene, prevenzione, protezione, gestione degli oggetti taglienti e dispositivi di protezione individuale.

La formazione è una componente delle strategie IPC. Il suo valore, tuttavia, va interpretato considerando che conoscenze, abilità procedurali, comportamenti assistenziali ed esiti infettivi non sono indicatori intercambiabili.

Fonti