Alcuni giorni fa il Corriere della Sera ha riportato la notizia di una dottoressa e di un’infermiera aggredite al Pronto soccorso dell’ospedale Manzoni di Lecco. Secondo quanto affermato dal direttore del Pronto soccorso, Luciano D’Angelo, durante l’aggressione sarebbe stato attivato il dispositivo di sicurezza noto come “pulsante rosso”, senza che ciò abbia impedito l’evento. La criticità osservata da D’Angelo riguarda soprattutto «la latenza dell’intervento» delle forze dell’ordine, le quali, per ragioni organizzative e logistiche, non possono essere presenti in ogni momento nei locali del Pronto soccorso.
Il fatto richiama l’attenzione su un aspetto centrale della sicurezza nei luoghi di cura: la risposta organizzativa successiva all’attivazione di un allarme. La Raccomandazione n. 8 del Ministero della Salute, dedicata alla prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari, indica tra le misure da adottare l’installazione di impianti di allarme e di pulsanti antipanico nei luoghi e nelle situazioni lavorative considerate maggiormente a rischio. Tuttavia, la stessa Raccomandazione sottolinea che tali dispositivi devono essere accompagnati da un sistema organizzativo in grado di garantire un pronto intervento ogni qualvolta venga lanciato un allarme. In assenza di tale sistema, il dispositivo rischia di essere inefficace rispetto alla finalità per cui è stato progettato.
Criticità simili sono emerse anche in letteratura. Uno studio condotto da Carr e Derouin su un Pronto soccorso urbano statunitense ha evidenziato come le aggressioni fisiche e verbali a danno degli operatori continuassero a verificarsi nonostante la presenza di strumenti di mitigazione del rischio, quali formazione, sistemi di allarme e pattuglie di sicurezza. Tra i fattori individuati vi era proprio la mancanza di una risposta del servizio di sicurezza percepita come affidabile e tempestiva da parte degli operatori.
La questione solleva un tema più generale relativo alla valutazione del funzionamento dei sistemi di allerta nel contesto reale. La ricerca sulla sicurezza dei sistemi sanitari distingue da tempo tra ciò che viene descritto nelle procedure e ciò che avviene nella pratica quotidiana. Tale distinzione è spesso indicata con le espressioni “work-as-imagined” (lavoro così come previsto) e “work-as-done” (lavoro così come realmente svolto).
Uno studio condotto da Tresfon e colleghi in un reparto neurologico e neurochirurgico ha confrontato le procedure operative con il lavoro quotidiano degli infermieri, evidenziando come le prime non riescano a descrivere interamente le attività svolte e gli adattamenti necessari per fronteggiare la variabilità delle situazioni assistenziali. Tali differenze non indicano necessariamente una mancata applicazione delle procedure, ma riflettono la necessità di integrare le prescrizioni con l’esperienza professionale e con le condizioni operative contingenti.
Un ulteriore elemento di analisi riguarda il rapporto tra domanda e capacità nei sistemi sanitari. Anderson e colleghi hanno descritto come, in contesti caratterizzati da una forte variabilità della domanda, sia impossibile anticipare con precisione quando e dove si verificherà un bisogno urgente di risorse. In tali condizioni, può accadere che le risorse necessarie siano già impegnate altrove al momento del bisogno, generando un disallineamento tra domanda e capacità. Questo fenomeno non è attribuibile a un errore individuale, ma costituisce una caratteristica strutturale di sistemi che operano sotto vincoli di risorse e in presenza di incertezza.
Non basta quindi installare un sistema di allarme per garantire la sicurezza degli operatori sanitari; è necessario verificare se, al momento dell’attivazione, il sistema sia effettivamente in grado di attivare una risposta tempestiva e adeguata. In assenza di questa verifica, il dispositivo non può essere considerato pienamente efficace.
La vicenda di Lecco richiama infine un principio generale della sicurezza dei sistemi complessi: la funzione di un sistema non coincide con la presenza dei suoi componenti, ma con la loro capacità di operare in modo coordinato nel contesto reale. In ambito sanitario, la sicurezza non dipende soltanto dalle tecnologie adottate, ma dalla loro integrazione con strutture organizzative capaci di garantire continuità operativa, ridondanza e adattamento alle condizioni variabili.
Il presente articolo è stato ricavato da un fact sheet pubblicato dall’INAIL

