La prevalenza di varianti patogene o probabilmente patogene (P/LP) in geni associati a malattie autoinfiammatorie sistemiche è bassa nella popolazione generale (0.02%), ma più della metà dei portatori mostra caratteristiche infiammatorie clinicamente rilevanti, secondo un nuovo studio pubblicato su Annals of the Rheumatic Diseases.
Metodologia
Lo studio retrospettivo ha utilizzato dati di sequenziamento dell'esoma intero collegati a cartelle cliniche elettroniche da due biobanche: la Geisinger MyCode Community Health Initiative negli Stati Uniti (n = 170,503; 60.5% femmine) e la UK Biobank (n = 469,589; 54.5% femmine). I ricercatori hanno identificato e classificato varianti genetiche in 28 geni associati a malattie autoinfiammatorie sistemiche, suddividendole in due livelli (tier 1 e tier 2) basati sulla forza delle evidenze di causalità. La penetranza della malattia è stata valutata tramite codici diagnostici associati.
Risultati
Sono stati identificati 159 casi di tier 1, con una prevalenza di 0.04% nel cohort USA e 0.02% nel cohort UK. La penetranza della malattia era del 79% nei casi USA e del 32% nei casi UK, con il 51% dei casi sintomatici. Nei casi UK, è stato osservato un enrichment per infiammazione delle vie aeree inferiori e disturbi autoimmuni reumatici, mentre nei casi USA è stato rilevato un uso aumentato di farmaci immunosoppressori (OR, 3.98; P = .028). NOD2 e UBA1 erano i soli geni con un codice diagnostico infiammatorio comune in entrambi i cohort.
Interpretazioni e implicazioni cliniche
Gli autori sottolineano che le malattie autoinfiammatorie sistemiche, soprattutto quelle a esordio nell'età adulta, sono spesso sottodiagnosticate nella popolazione generale. "Questo studio mostra la necessità di una soglia più bassa per ottenere test genetici e una maggiore consapevolezza da parte dei medici di queste malattie e dei loro fenotipi eterogenei", scrivono gli autori.
Un esperto in un commento accompagnatorio evidenzia che i risultati non supportano lo screening genetico universale, ma sottolineano il valore diagnostico dei test genetici nei pazienti sintomatici. "[P]er un clinico di fronte a un paziente sintomatico, è probabile che ci sia un valore sostanziale nel considerare un'eziologia genetica con un ulteriore rinvio e test che probabilmente avranno un alto tasso di rilevamento diagnostico", scrive.
In sintesi, l'identificazione di disordini genetici in pazienti con fenotipi infiammatori può influenzare la morbidità della malattia e guidare terapie mirate per migliorare gli esiti.

