Uno studio italiano su 2.349 infermieri in 158 reparti, pubblicato sul Journal of Advanced Nursing, collega la leadership etica del coordinatore a un carico di lavoro percepito più basso e a esiti migliori per i pazienti. La ricerca, realizzata dal gruppo dell’Università e del Policlinico di Roma Tor Vergata, è uno studio multicentrico svolto in 25 ospedali per acuti italiani.
Secondo i risultati, nei reparti in cui la leadership etica del coordinatore è riconosciuta dagli infermieri, il carico di lavoro percepito è più basso e i conflitti tra colleghi sono meno frequenti. A loro volta, un carico di lavoro elevato e la presenza di conflitti sono associati a esiti peggiori per i pazienti, tra cui lesioni da pressione, cadute e decessi in reparto.
Che cos’è la leadership etica
La definizione di leadership etica utilizzata nello studio viene dal lavoro di Brown, Treviño e Harrison del 2005. In sintesi, il leader etico mostra una condotta corretta con le proprie azioni e nelle relazioni e la promuove nel gruppo attraverso il dialogo nei due sensi, il riconoscimento e le decisioni. I ricercatori la distinguono da altre forme di leadership, come quella trasformazionale, che si concentra sulla motivazione della squadra, e quella autentica, che mette al centro la trasparenza e la coerenza personale del leader. La leadership etica, invece, è orientata in modo specifico al rispetto delle regole professionali e dei valori etici.
Che cosa ha misurato lo studio
Lo studio ha usato scale validate per misurare la leadership etica, il carico di lavoro percepito e il conflitto interpersonale tra gli infermieri. Sono stati raccolti anche dati sulla dotazione di personale e su cinque esiti sensibili all’assistenza infermieristica: cadute, lesioni da pressione, infezioni correlate all’assistenza, contenzione e decessi.
Il protocollo di studio, pubblicato nel 2022, prevedeva che i coordinatori registrassero quotidianamente gli esiti per un mese. L’analisi è stata basata sul modello di Donabedian, che collega struttura, processo e esito, e ha utilizzato equazioni strutturali multilivello. Lo studio è stato sostenuto dal CECRI di Roma e dalle associazioni professionali CNAI, Federsanità e SIDMI.
I risultati: non solo percezione
Il modello descritto dai ricercatori lega la leadership etica a esiti indiretti ma concreti. Nei reparti in cui gli infermieri riconoscono una leadership etica più alta, il carico percepito è più basso, ci sono meno conflitti tra colleghi e, di conseguenza, si verificano meno eventi avversi.
È importante sottolineare che lo studio non dimostra un rapporto di causa ed effetto. Inoltre, sia la leadership sia il carico sono stati misurati attraverso la percezione degli infermieri, non con dati oggettivi. Tuttavia, la relazione osservata è coerente con altri studi sulla dotazione di personale.
Non è il primo dato italiano
Altri dati italiani collegano il carico di lavoro a esiti clinici. Uno studio della scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università di Catania su 15 ospedali ha trovato che ogni paziente in più per infermiere aumenta del 3% la probabilità di morte in ospedale. Il rapporto finale dello studio RN4CAST@IT-PNRR ha collegato, con dati raccolti sul campo, la dotazione di personale a esiti come decessi, danni alla persona, infezioni, eventi avversi e durata della degenza.
Gli autori: investire sulla leadership etica
Gli autori chiedono alle aziende sanitarie di investire intenzionalmente nello sviluppo della leadership etica dei coordinatori infermieristici, anche con iniziative di mentoring e formazione. Gli stessi ricercatori avevano già collegato la leadership etica a esiti organizzativi: in uno studio precedente su 409 infermieri in sette ospedali, la leadership etica era associata a meno conflitto tra lavoro e famiglia, meno intenzione di lasciare il lavoro e meno errori.
Un segnale in un contesto di carenza strutturale
Il dato arriva mentre la carenza di infermieri rimane strutturale. Secondo il Profilo della sanità 2025 di OCSE e Osservatorio europeo, l’Italia ha 6,9 infermieri ogni mille abitanti, oltre il 20% sotto la media europea di 8,4.

