Il termine "obesogens" è stato coniato nel 2006 da Felix Grün, PhD e Bruce Blumberg, PhD, come riportato da Medscape, per descrivere una classe di sostanze chimiche estranee che alterano in modo inappropriato l'omeostasi lipidica, la conservazione dei grassi, i set-point metabolici, l'equilibrio energetico e la regolazione dell'appetito. La definizione è stata introdotta in un articolo pubblicato sulla rivista Endocrinology intitolato “Environmental Obesogens: Organotins and Endocrine Disruption via Nuclear Receptor Signaling”.

Con il termine obesogens, Grün e Blumberg hanno descritto una classe di composti che alterano in modo inappropriato l'omeostasi lipidica e la conservazione dei grassi, i set-point metabolici, l'equilibrio energetico o la regolazione dell'appetito per promuovere l'accumulo di grassi e l'obesità. Da allora, la discussione sulla disfunzione metabolica e sulla regolazione del peso si è evoluta, passando da un focus quasi esclusivo sull'equilibrio energetico a un'analisi più complessa che include endocrinologia, tossicologia e neurobiologia.

Fady Hannah-Shmouni, MD, è un endocrinologo con sede a Washington, DC e membro della facoltà di medicina interna presso la Mayo Clinic Alix School of Medicine. In un'intervista con Medscape, Hannah-Shmouni ha spiegato che gli obesogens agiscono come impostori ormonali, interferendo in modo significativo con il modo in cui il corpo umano gestisce il peso e il metabolismo.

Secondo Hannah-Shmouni, alcuni prodotti chimici che alterano l'endocrino possono interagire con i recettori coinvolti nello sviluppo delle cellule adipose e nella conservazione dell'energia. Un esempio centrale è il recettore attivato dai proliferatori dei perossisomi gamma (PPAR-gamma), che stimola le cellule precursori a diventare cellule adipose e promuove la conservazione dell'energia sotto forma di grasso. Hannah-Shmouni ha notato che varie sostanze chimiche ambientali, tra cui il bisfenolo A e gli ftalati, possono promuovere la differenziazione degli adipociti e alterare la sensibilità all'insulina e altri percorsi metabolici.

Luca Moretti, MD, endocrinologo presso il Dipartimento di Medicina dell'Università di Padova, sottolinea che l'equilibrio energetico rimane fondamentale per la gestione del peso corporeo, ma che gli obesogens possono modificare la suscettibilità individuale all'aumento di peso e alla disfunzione metabolica. Moretti afferma che l'aumento di peso è un processo complesso e multifattoriale e suggerisce che, sebbene l'energia in entrata e in uscita sia ancora la base per la gestione del peso, altri fattori, come la genetica, l'epigenetica, il microbiota intestinale e gli esposomi, possono influenzare la risposta del corpo all'eccesso di energia.

Manish Arora, PhD, MSc, BDS, direttore del Laboratorio di Esposomica Umana presso la Mount Sinai School of Medicine, ha spiegato che gli EDC influenzano il metabolismo lipidico incoraggiando la proliferazione delle cellule adipose e aumentando l'accumulo di grasso. Arora ha evidenziato che gli studi sugli animali hanno dimostrato che gli EDC interferiscono con i percorsi ormonali coinvolti nella sensibilità all'insulina, nel metabolismo lipidico e nella funzione tiroidea, influenzando di conseguenza la produzione e lo stoccaggio di energia.

Nonostante questi progressi, Hannah-Shmouni avverte di interpretare con cautela i meccanismi proposti dagli studi su cellule e animali, poiché molte delle conoscenze sui meccanismi specifici provengono da questi contesti, mentre la ricerca umana ha principalmente trovato associazioni tra l'esposizione a EDC e le disfunzioni metaboliche.

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