Il Servizio sanitario nazionale (SSN) continua a garantire buoni esiti di salute, ma fatica sempre più ad assicurare un accesso equo e tempestivo alle cure. È quanto emerge dal nuovo rapporto GIMBE, presentato oggi alla Camera dei Deputati, che fotografa un sistema in crisi tra personale insufficiente e finanziamenti inadeguati.

Secondo il report, in Italia operano 407.750 infermieri, con una disponibilità di 6,9 professionisti ogni 1.000 abitanti, contro una media OCSE di 9,7. Quasi un infermiere su cinque (19,6%) non lavora nel SSN. Nel 2024 gli infermieri dipendenti del SSN erano 279.990, pari a 4,75 ogni 1.000 abitanti, con forti variazioni regionali: dalla Lombardia (3,75) alla Liguria (6,78).

Il documento evidenzia anche il ruolo della formazione e delle retribuzioni. In Italia si laureano 19,5 infermieri ogni 100.000 abitanti (media OCSE 43,6) e le retribuzioni degli infermieri ospedalieri sono inferiori del 27% rispetto alla media OCSE a parità di potere d’acquisto. Il rapporto tra professioni (1,2 infermieri per medico, contro una media OCSE di 2,4) riflette queste criticità.

La spesa per il personale dipendente e convenzionato nel 2025 è stata di 52,2 miliardi di euro. L’incidenza sulla spesa sanitaria pubblica è scesa dal 39,7% del 2012 al 36,9% del 2025. Secondo la GIMBE, se la quota fosse rimasta invariata, il personale avrebbe beneficiato di 36,8 miliardi di euro cumulativi in più nel periodo considerato.

Sul fronte del finanziamento, il Fondo Sanitario Nazionale è aumentato nominalmente di 17,5 miliardi dal 2022 al 2026 (da 125,4 miliardi a 142,9 miliardi), ma la quota rispetto al PIL è rimasta intorno al 6% (6,27% nel 2022). La GIMBE stima 18,8 miliardi di “tagli invisibili” rispetto a un mantenimento del rapporto tra Fondo sanitario e PIL del 2022, con un divario cumulativo stimato di 32,3 miliardi per il triennio 2027-2029.

La spesa sanitaria complessiva nel 2025 è stata di 190,1 miliardi di euro, di cui 140,8 pubblici e 42,4 a carico delle famiglie. Nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone (9,9% della popolazione) hanno rinunciato a visite o esami, rispetto al 7,6% dell’anno precedente. Tra le cause, i lunghi tempi di attesa (circa 4 milioni) e le motivazioni economiche (3,1 milioni).

Fonti