La telemedicina esce dalla fase sperimentale. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale Serie generale n. 227 del 30 settembre 2026 degli atti che aggiornano i Livelli essenziali di assistenza e il nomenclatore tariffario, la medicina a distanza entra ufficialmente nel sistema sanitario nazionale. Lo afferma il vicepresidente dell’Associazione italiana Sanità digitale e telemedicina (AiSDeT), Sergio Pillon, commentando sul Quotidiano Sanità la svolta normativa.
«Per oltre dieci anni, chi chiedeva di seguire a distanza un cardiopatico fragile o un anziano diabetico si sentiva rispondere che la prestazione non stava nei LEA e non aveva una tariffa rimborsabile», ricorda Pillon. «Oggi la telemedicina entra finalmente come modalità di erogazione nel nomenclatore dell’assistenza specialistica ambulatoriale. Si apre così il mercato pubblico della presa in carico a distanza, che potrà essere erogata da strutture pubbliche, private accreditate e accreditabili, in regime ambulatoriale o domiciliare». Secondo il dirigente, il vero sblocco è arrivato con il decreto tariffe del 25 novembre 2024, che ha permesso di applicare quanto già previsto dal decreto LEA del 12 gennaio 2017. I fondi vincolati all’aggiornamento dei LEA finanziano ora la telemedicina, mentre la cornice tecnica è data dall’Accordo Stato-Regioni del 17 dicembre 2020 e dalle linee guida del DM 21 settembre 2022.
Dal punto di vista normativo, la televisita di controllo viene equiparata alla visita in presenza: stessa tariffa, stesso ticket, stesse esenzioni. Telemonitoraggio, teleassistenza e teleriabilitazione seguono invece un modello a canone periodico legato al percorso di presa in carico. La novità di rilievo per la professione infermieristica è che la teleassistenza viene riconosciuta come atto professionale dell’infermiere. Il teleconsulto, da parte sua, non è più limitato al dialogo tra medici, ma comprende anche infermieri, psicologi e terapisti della riabilitazione, in coerenza con il modello orientativo di AGENAS pubblicato a novembre 2025 e con il glossario nazionale di telemedicina diffuso dall’Agenzia a maggio 2026. L’infermiere di famiglia e comunità (IFeC) diventa così protagonista della teleassistenza, mentre le altre professioni sanitarie, come il fisioterapista o il logopedista, potranno svolgere a distanza le rispettive attività, rimanendo però nell’alveo della propria competenza professionale.
Il futuro del telemonitoraggio
Il telemonitoraggio rappresenta uno dei pilastri della telemedicina. Si basa sull’uso di dispositivi medici certificati che trasmettono dal domicilio dati come pressione arteriosa, frequenza, saturazione, glicemia o peso. In caso di valori fuori range, il sistema invia un alert alla Centrale operativa territoriale (COT), affidata dal DM 77/2022 in larga parte a personale infermieristico. Qui si rende necessario il personale che interpreta i segnali e attiva le risposte: contatto telefonico, rivalutazione a domicilio, attivazione dell’assistenza primaria, intervento dell’IFeC o invio del 118. Una revisione Cochrane su 41 studi, citata da Quotidiano Sanità, ha evidenziato che il telemonitoraggio non invasivo riduce mortalità per tutte le cause (RR 0,80; IC 95% 0,68-0,94) e ricoveri per scompenso (RR 0,71; IC 95% 0,60-0,83), con una qualità delle prove giudicata moderata dagli autori.

